Mar 27 2002

La manifestazione contro Berlusconi

Published by admin at 23:37 under Racconti

Sveglia alle cinque.

Ancora buio, se non quell’inizio di luce ad oriente, che gradualmente tinge il cielo blu scuro dei colori tenui dell’alba. Avevo freddo nella mia giacca di jeans, la felpa vecchia col cappuccio e i miei pantaloni larghi. Mezzo addormentato fino alla stazione, poi ti trovi tutto infreddolito nella sala d’aspetto, che già vedi altre persone che di sicuro vanno alla manifestazione, con Il Manifesto in mano o i fazzoletti rossi al collo e un sorriso nello sguardo che indovini essere il tuo, l’eccitazione del viaggio a Roma, della politica, della protesta, del ritrovarsi insieme, animati dalla stessa intenzione, dalla stessa voglia di vivere.

Il treno naturalmente è in ritardo. Sali su senza sapere a che ora arriverai, senza biglietto, senza conoscere quasi nessuno. I posti a sedere sono già tutti occupati, un sacco di gente in piedi nei corridoi. Ti piazzi in prima classe, seduto per terra con due amici; dopo un po’ inizia a farti male l’osso sacro, infili le gambe sotto un sedile e le tiri fuori tutte sporche di grasso nero. Non te ne frega un gran che, sei contento, ti sembra che siano tutti tuoi fratelli: gli operai della cgil che scherzano e ti canzonano “boia come sei vetero, fazzoletto al collo, barba lunga e capello incolto, stai attento che all’università ora che c’è lui non ti ci fanno più entra’ ti fanno taglia’ il pelo e ti devi vesti’ tutto messo perbenino, giacca e pantaloni sennò un entri…” e quella signora gentile che mi chiude le tendine appena si accorge che il sole negli occhi mi sta dando fastidio, il filosofo che lo fanno sedere per un po’ che si vedeva che era stanco, una ragazza con un gran culo che continua a passarmi davanti… e ti godi tutto, ti godi la stanchezza e la precarietà, le aspettative della manifestazione, le chiacchiere annoiate, le fermate di mezzora immobili senza scopo in qualche stazione marginale, il sole negli occhi, la voglia di arrivare e di vedere, tutto, ti godi proprio tutto, perché questa è la vita e tu lo sai.

Volevamo scendere a Termini, per andare nel corteo di Rifondazione e dei No Global, ma alla fine era tardi e quindi ci fermiamo a Ostiense. E a questo punto perdo la testa e divento solo una grande macchina fotografica, mi riempio di colori, di bandiere rosse e di cappellini e fazzoletti e magliette, e quello che ricorderò dopo sarà questo vento che sventola di rosso, le bandiere che mi sbattono sul viso, come una carezza un po’ rude, questo cielo blu di primavera e desideri finalmente espressi, il fragore PinkFloydiano delle pale degli elicotteri, le casse che diffondono una musica che è speranza, tantissima gente bella e tranquilla.

Circo Massimo è un grande campo di papaveri rossi. In tutto il giorno avrò contato meno di dieci bandiere di colore diverso. Me lo sono sognato per due giorni il rosso, chiudevo gli occhi ed ecco che avevo tutte le bandiere davanti, quasi da non riuscire a dormire, incredibile, che bello ragazzi, che bello. Non me la dimenticherò mai quella sensazione, anche se, lo sapete, io sono allergico ai simboli e alle bandiere e anche ai movimenti di massa; eppure mi veniva da piangere e da ridere, mi sentivo la gola stretta e il fiato corto a vedere tutta quella gente e tutto quel rosso – come eravate belli, tutti quanti – mi sentivo leggero leggero, come se davvero stessimo scrivendo una piccola riga della storia d’Italia, la nostra vecchia maledetta amata Italia.

Poi la manifestazione finisce e via di Circo Massimo è un fiume che non si svuota mai, tranquillo e gioioso, che si dirama in torrentelli ed estuari, nei ponti e nelle strade, verso i Lungo Tevere, fin dove si riesce a vedere, fino a Trastevere, da tutte le parti e io corro, corro come se avessi il fuoco dentro di me, e il cielo sotto i piedi, e il vento negli occhi, corro dall’isola Tiburtina fino a Castel Sant’Angelo solo per vedere gli occhi e la bocca e i capelli di un determinata ragazza, solo per poterla tenere per mano, anche solo un minuto, solo per poterle dare anche un unico bacio che in una giornata così non posso fare a meno di stare con lei, che in una giornata così non è possibile non condividere la tua felicità.

 

Oggi sta piovendo. E io corro come un pazzo sotto la pioggia forte, ridendo e saltando, che solo di primavera si vede piovere quando c’è anche il sole.

Ed è un miracolo.

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