Oct 10 2005

I primi passi e una vecchia storia d’amore

Published by admin at 23:05 under Racconti

E parlando parlando conoscono gli altri ragazzi spagnoli che ho trovato su internet ma mai incontrato, andiamo tutti a bere un caffé, sono un po’ combattutto fra l’esser contento di star con stranieri e la noia dei discorsi già sentiti mille volte tre anni fa.

Me ne vado con un ragazzo che ancora non ha casa, a visitarne una dove stanno due asturiani, anche questa a qualche passo da via Duomo. Le solite straduzze che posson fare un po’ paura, qualche ragazzotto che grida in una piazzetta, le macchine sparate. La casa è nella strada proprio di fronte alla chiesa degli Apostoli. Una piazzetta che fa da parcheggio, ma pare tranquilla e non trafficata. Il portone è aperto, e dentro c’è una splendida corte, con i portici e gli archi ad ogni piano, l’intonaco tanto scrostato che pare le venature del marmo di un palazzo antico, piante rampicanti che completano un dipinto perfetto. Che meraviglia, mi pare quasi un trompe l’oeil. Entro nel quadro e salgo queste scale antiche di pietra consunta, scoprendo all’ultimo piano un appartamento pulito e moderno, appena riverniciato, due enormi doppie e una singola senza finestre, un grande salone con divano, una grande sala da pranzo, cucinetta e bagno. Il posto mi piace tantissimo, i due ragazzi studiano storia dell’arte e sembrano delle brave persone, loro non vogliono dividere la camera e farebbero sei mesi per uno in quella senza finestra. Io dovrei compartire con il biologo, a 180 euro il mese. Altra possibilità 300 euro per uno, 3 mesi per uno in ogni camera. Vedremo.

Infine ritorno a casa in metro, un bel gelatone per cena, altra cosa di cui posso finalmente curare l’astinenza, e mi godo la tranquillità e la pulizia del Vomero, il silenzio e lo spazio della casa e una bella chiacchierata con Elvira, che mi racconta qualche bella storia come la raccontano gli anziani, seguendo il filo saltellante dei ricordi, dandoti i particolari dei luoghi, le vie e i nomi delle persone. La guerra, gli alleati che prima di bombardare la costa calabrese lanciano i volantini per sfollare la gente, lei ragazzina rifugiata con la nonna sui monti, ammalata di malaria, o forse di febbre maltese, per aver bevuto il latte caldo di una capra. Magra e deperita il fratello la porta Roma, dove nessuno riesce a curarla fino a che due vecchi luminari gli consigliano di portarla via, perché ha la mal’aria e ci vuole l’aria buona. Ed ecco allora la zia che abita al Vomero, la collina dall’aria pura che la ospita. Poi un giorno un tenentino, che abitava nella stessa via Luigia Sanfelice, si ferma alla finestra a fumare una sigaretta con la zia, e conosce la giovane malata.

- Ma questa povera signorina ha bisogno di una visita del dottor d’Emilio.

Ma loro rifiutavano, non potendo pagare, fino a che il tenentino organizza tutto col padre. Questi dopo la visita prescrive un preparato di vino ed erbe al cioccolato, talmente miracoloso che dopo solo un mese la giovane Elvira è tutta in forze e bella, con i lunghi boccoli sciolti sulle spalle. Scende alla farmacia con una scatola di gianduja e si presenta al vecchio medico.

- Dica signorina.

- Ma quale signorina, sono Elvira.

- Elvira! ma quanto sei cambiata! Non ti riconoscevo più. Ma ti sei accorto Andrea quanto è diventata bella?

- E si che se ne accorto, se ne è accorto ben prima di te.

Risponde la saggia madre. “Ma io ero una calbarese tutta chiusa” continua Elvira “adesso è diverso, magari è pure meglio, ma allora era così”.

Elvira già aveva un pretendente, di 19 anni più vecchio di lei, che voleva sposarla già da quando lei aveva 15 anni. Un tipo di Palermo ma stava in Calabria, col padre vedovo, vecchio e ricchissimo, per la famiglia un ottimo partito, e questi addirittura l’aveva pure seguita fino a Napoli. Ma giorno dopo giorno fu il tenetino che la spuntò, e dopo due anni il dottor d’Emilio offrì la casa:

- Dove c’è posto per due piatti c’è posto per quattro.

Fu così che si sposarono.

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