Oct 13 2005
Prego, cerchi il modulo a43 per il timbro B21 e torni nell’ufficio 7 che le spiegamo come continuare
Suona il telefono. Sconnetto.
- Dicevamo dottore? Ah si, verificare se è partita. No guardi non posso… eh beh, ora si, la capisco dottore… dai, magari ci riusciamo che conosco la persona giusta che ci può aiutare, perché qui bisogna sapere a chi chiedere, avere l’amico, perché questo è il più grande ateneo del Mezzogiorno, le lascio immaginare le complicazioni del passare per le vie ufficiali, dovrei sapere se l’usciere l’ha già portata dal protocollo all’ufficio posta…
Bussano.
- Buongiorno signor Schiapparelli, entri entri…
Suona il telefono.
- Pronto? Il signor Schiapparelli? no, non c’è. E no, non è in ufficio. Non lo so quando potrà trovarlo. Per il momento non c’è, non so quando torni. E se lo desidera bisogna che venga di persona, mica è così lontano l’università, prende una mezza giornata e viene qui…
- E mamma mia, ma questo ha appena iniziato il dottorato e già si crede chissà chi, nemmeno vuole venire lui, vuole telefonare lui, vuole le informazioni per telefono lui…
Il signor Schiapparelli dice qualcosa che non capisco, masticando il suo dialetto stretto, saluta, e se ne va.
-Si, dottore. A che punto eravamo. Vede è stata inviata alle relazioni internazionali, e in copia conoscenza pure a lei, e ai suoi corelatori. Verificare se è partita? A si, le dicevo dottore, conosco questa signora che si occupa di inviare la posta, è un signora già sulla quarantina ma è ancora zitella. Sa cosa dottore? Una volta le ho toccato la mano e uuuhaaaa, s’è contorta tutta e le è venuta la pelle d’oca, m’ha fatto un verso, roba dell’altro mondo. Quella la tocchi e ti sviene fra le braccia.
Suona il telefono.
- Pronto. E che ne so io? Richiami all’ufficio pincopallino.
- E insomma, ha capito dottore, che roba. E le avevo appena toccato la mano eh, niente di che, una reazione… Mo la chiamo.
- Mafalada? Mafalda tesoro, avrei bisogno di un piccolo favore. Senti, ti faccio la voce sensuale. Vedi Mafalda, amore, c’è qui il dottor Busdraghi, dovremmo vedere se è partita la sua convenzione, verso la Francia, all’università Pierrre e Marie Curriee, eh. Ah, perfetto, perfetto, è partita dottore, protocollo AL36982.
Finalmente sollevato chiedo una copia, perché devo trasmettere la cotutela all’università francoitaliana -l’ultimo degli altri 4 studenti l’aveva fatto in marzo, e vorrei evitare di aspettare di riceverla a casa.
- Eh ma ’sti francesi rompon’ proprio i… non, non è vero. A me stan simpatici, mo’ le spiego perché. Sa, mio fratello è andato vicino a Saint Denis, proprio a nord di Parigi, e ci hanno imparato a fare le vetrate, delle cose fantastiche fa mio fratello con il vetro. Tutto grazie ai francesi, per questo mi stanno simpatici e ho preso personalmente a cuore il suo dossierr, dottor Busdraghi, altrimenti adesso chissà ancora dove stava, in mezzo ai meandri dell’ateneo, le lascio solo immaginare, i passaggi, le complicazioni, le difficoltà, di questo ufficio enorme, che tratta tutti i dottorandi di questo ateneo, che è smisurato. La più grande università del mezzogiorno.
Suona il telefono. Non dice nemmeno “pronto”, lo stacca diretto.
- E mo so stanco eh, sempre a suona’. Mo’ facciamoci una pausa. La vede quella piastra proprio sopra la mia testa? Dice “Vietato Fumare”, e ti fanno pure la multa ’sti cornuti, fino a 250 euro. Ma sa cosa dottore? Io una sigaretta me la fumo lo stesso, ne vuole una?
Mentre si fuma la sua puzzosa sigaretta gli chiedo infine come funziona per l’iscrizione, che senza carta studenti non posso comprare il ridotto per l’autobus.
- E che ne so io? L’iscrizione? Boh, forse l’iscrizione è fatta d’ufficio. Non ha bisogno di niente. Mi informo e poi glielo faccio sapere.
Si apre la porta.
- Ah, dottor Schiapparelli… per l’iscrizione al dottorato? come funziona? E’ automatica vero?
- Eh mo’ non mi ricordo, c’erano due carte da fare…
- Senta dottore, vada a vedere la signora, qui a lato, lei le dirà tutto. Arrivederci dottore, buona fortuna, piacere di averla finalmente conosciuta, e mi raccomando mi saluti la Francia, a u revuoirr!
Nell’ufficio accanto mi chiedono due foto di identità e un paio di documenti. Esco, trovo di strafilo un fotografo cagacazzo che ci mette mezzora a farmi la foto, corro indietro, riempo i documenti e risco miracolosamente a consegnarli, subito prima che chiudano.
- Allora per l’iscrizione sono a posto? Il tesserino me lo inviate a casa?
- Spiacente, ma le manca ancora l’autorizzazione del…
Mi cascan le braccia.
- Torno entro qualche giorno?
- Ma che qualche giorno, ci vorrà almeno un mese!
Esco fuori, sospiro e ingoio una boccata di piombo dei motorini. Sono affascinato, mi sembra di essere in un libro, Pirandello, o Verga. Di chi era poi quella storia surreale della persona che va in un ufficio, e ci passa tutta la vita? Una vita intera facendo su e giù per le scale, in cerca del modulo necessario prima dell’altro, combattendo con le indicazioni sbagliate e gli uffici chiusi, per anni e anni, fino a che non diventa vecchio e muore? Mi viene da ridere, poi però mi viene in mente quando settimana scorsa mi sono seduto al computer in camera mia, mi sono collegato sul sito di Paris VI, ho introdotto il mio numero studente, ho premuto 4 volte “ok” e mi sono riscritto per il secondo anno. Ana mi ha detto che già da lunedì era arrivata la mia carta studenti.
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