Jun 11 2006

Tira la cinghia

Published by admin at 22:42 under Racconti

Mi aggiro per i corridoi, con il mio cestino vuoto sotto braccio. Non so bene cosa prendere. Il supermercato è come al solito pieno, casalinghe troppo grasse si fermano in mezzo al corridoio col carrello in diagonale, e si spostano a malapena se domandi permesso. C’è una luce piatta, di neon, senza ombre. Tutto è illuminato e chiaro, come in una fotografia oggettivista. Le donne riempono immensi carrelli di spesa, sempre più pieni, fin sopra gli orli stessi del carrello, ammonticchiando verdure, carne, pesce, lattine, conserve, pannolini, saponi.

Sono a risparmio stretto, compro il minimo indispensabile. Il meno caro, il miglior rapporto fra volume calorie sapore da una parte e prezzo dall’altra. Tiro la cinghia più che posso, se ci sono 5 centesimi di differenza prendo il meno caro.

Io non so bene cosa scegliere. Passo davanti al banco dei formaggi, ma oggi non c’è nessuna promozione sulla mozzarella. Quando è un po’ vecchia la svendono, è un filo più compatta di quella fresca e con un leggerissimo gusto acido, ma resta decisamente più buona della miglior mozzarella di un supermercato francese.

Mi gira la testa. Quando vengo al supermercato mi viene un calo di zuccheri. Mi si risveglia l’istinto consumista, la voglia animale di divorare tutto e subito. Compra, compra, compra. Qui tutto è a portata di mano, non devi cacciare, pescare, zappare l’orto. Come i cani che si ingozzano se gli dai da mangiare, vorrei comprare tutto quello che vedo.

Autodisciplina. Respira. Pensa che ogni centesimo che risparmi è un pezzetto di pellicola che potrai impressionare, è un millimetro quadrato di una stampa, pensa che la testa che ti gira oggi sarà un’immagine lucida e netta domani, sarà una foto che hai catturato, che hai sottratto a tutto quello che ti succede attorno e manco vedi, a tutto quello che prontamente dimentichi, ogni giorno della tua vita. Pensa che ogni centesimo che risparmi sarà un passo in un paese lontano. Pensa ai mari che potrai solcare, pensa alle persone che incontrerai, cosa vedranno i tuoi occhi attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, la polvere che pesterai con le tue vecchie scarpe, le strade che imboccherai, i profumi e i suoni. Ogni sacrificio che fai oggi, è un giorno in più che potrai far brillare come vuoi, senza tutti gli obblighi che ti incatenanto oggi.

Il banco del pesce oggi è ricchissimo. Le schiene argentate luccicano sotto i neon, le cozze sono di un bel nero brillante, vongole, arselle e tutti i generi di conchiglie da spaghetti ai frutti di mare sono raccolte nei loro sacchi di retino. Gli occhi dei pesci sembrano abbastanza compatti e trasparenti, i calamari hanno la pelle ancora tutta attaccata. Hanno pure i polpetti. Che buoni che sono i polpetti come mi ha insegnato a farli mio zio, mio zio Giulio che gli si può dire tutto, ma non che non è un mago del pesce. Che buoni in padella con la cipolla e cotti nel vino bianco, facendo ritirare piano piano fino a che non viene un sugo denso e saporitissimo\dots Passo avanti, tentennando un poco la testa.

Eppure lo sai bene che bisogna vivere nel presente e non nella speranza del futuro. Lo sai quanto è inutile una vita di rinuncia in nome di quello che verrà e che in realtà non arriva mai. Lo sai benissimo che la vita dionisiaca è quella più ricca di promesse, che ogni volta che lasci stare la forza di volontà, che ti abbandoni al godere ora e adesso, riesci a vivere col sorriso. Sei un essere contraddittorio, predichi l’ora e pensi al poi, soddisfare i desideri immediati e ti imponi la rinuncia. Ma è proprio questa contraddizione che ti porti dentro, così simile al mondo vero —che c’è di più contraddittorio della vita del mondo stesso?— che mi suggerisce che questa è sicuramente la via più coerente, che grazie alla contraddizione tirerò avanti.

Il banco della carne non mi interessa, solo le salsicce potrebbero farmi venire l’acquolina in bocca. Vado dritto al corridoio della pasta e faccio scorta di spaghetti, prendendo per sbaglio gli spaghettini, cazzo avevo quasi finito di farli fuori spezzandoli nelle zuppe e ora ne ho comprato un altro kilo, gli spaghetti son buoni belli spessi, altrimenti mica son spaghetti. Pasta GS, che è la meno cara. Vero che la de Cecco è ottima, ma questi del GS mi sembrano come minimo al livello dei Barilla. Centesimo per centesimo a fine mese la differenza si vede.

Speriamo che quando sarà finita questa stronzata di dottorato i sacrifici di oggi avranno un senso. Ma lo so benissimo, non vale la pena, dovrei mandarli tutti affanculo oggi stesso, tornare qui e comprarmi un bel polpo da cucinare come fa mio zio, mio zio Giulio che li fa cotti nel vino…

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