Aug 25 2006

Sottile, come i colori della sera

Published by admin at 22:54 under Racconti

Dopo la giornata passata in laboratorio Daniele mi propone di continuare a parlare in un bar “così prendiamo un po’ d’aria. In genere non mi piace questa cosa come nei film, con la gente che studia in un caffè, troppe distrazioni e costa caro. Infatti ci lascio 10 euro, e con 10 euro ci mangio almeno 2 o 3 giorni, pranzo e cena. Risparmiando al massimo per poter cambiare vita il prossimo anno, sforzandomi di non spendere, 10 euro buttati così fanno male.

Daniele è bravo e gentile, ma non può fare a meno di essere deluso nel rendersi conto che dal mese scorso ho avanzato pochissimo, che mi ci sono volute settimane per fare quello che si sperava di poter fare in un giorno. Ma che ci devo fare, mica è colpa mia se sto soggetto è una grandissima cagata. Il risultato poi è totalmente deprimente, per l’ennesima volta niente di solido, solo interrogativi, incomprensione, vuoto etereo. Ho dimostrato che tutto quello che speravamo invece è falso, che tutte le ipotesi erano incorrette. Niente di chiaro e lampante, fluttuazioni e basta. “Preoccupante. Preoccupante” continua a ripetere Daniele “devi assolutamente pubblicare entro fine ottobre, ma cosa?”. Già, fissatevi che devo pubblicare, ma sarebbe il caso di far funzionare questa maledetta ricerca, non è che posso scrivere un articolo se niente funziona. Non gliene voglio, Daniele è molto bravo, sono io che oggi sono lontano, lontano. Mi sento svuotato e spento. Non so dove andare, non so come fare a far avanzare questa maledetta ricerca. Non mi ricordo più niente, sono in una bolla vuota.

Il cielo si comincia a tingere dei colori morbidi del tramonto. Oggi doveva esser stata una bella giornata, peccato averla solo intuita dalla mia stanza senza finestre. L’aria è limpida e si vede netto l’orizzonte. Le nuvole sono bellissime e commoventi, di tutti i tipi, di tutte le forme e le dimensioni.

Ci sono leggere striature lontane e alte, nuvoloni convettivi tutti gonfi e spumosi, lembi più bassi. Su questo teatro sconfinato di prospettive, distanze e consistenza il sole dipinge a rapide pennellate infinite tonalità di malva e di rosa, così variabili e sottili e fini da fare uno dei tramonti più belli che ho visto negli ultimi mesi. Forse negli ultimi anni.

Se solo avessi una macchina fotografica, se solo potessi inquadrare queste forme cosi’ diverse, se solo potessi catturare un riflesso di questi colori che mi portano le lacrime agli occhi, più infiniti della mia malinconia, se solo potessi sorridere invece di stare qui seduto al tavolino, con tutti i grafici muti sparpagliati davanti, frutto di ore di fatica, inutile come tutto. Non me ne frega più niente di queste stronzate, voglio solo fare fotografia, voglio vivere la vita, ne ho abbastanza delle seghe mentali. Quanta bellezza e quanta assenza nell’aria.

Scende la sera, e questo incredibile tramonto se ne va, sparendo all’orizzonte come una donna a cui non hai osato parlare e che perdi per sempre. Lo sai te ne pentirai tutta la vita. L’interrogatorio si protrae. Ho il vuoto dentro. Non so rispondere, non ho nessuna idea per il futuro. Lunghi silenzi imbarazzanti. “Devi assolutamente scrivere un articolo entro i prossimi mesi. Devi pensare al programma per il prossimo anno” mi viene da sorridere, a pensare ai miei programmi. Alle stampe che voglio fare, alle lingue che voglio imparare, alle pagine che voglio scrivere. Questi sono i miei programmi, altro che termodinamica e statistica. Sono in casi come questi che mi ricordo che sono un inetto alla vita peggio di un personaggio sveviano, che sono rimasto quell’idiota sognatore inutile adolescente che ero, sono questi momenti che mi sussurrano che sono fatto solo per poesia e estetica, e sempre con tanta sottile tristezza, sottile sottile, appena percepibile, sottile come i colori della sera.

Ormai è buio. Sul lungo mare, a un metro dalla terrazza su cui stiamo seduti, camminano abbracciati coppie di innamorati. Le ragazze sembrano bellissime, i corpi giovanissimi perfetti e attraenti, i movimenti eleganti e felini, le curve mortali, il riso cristallino.

Guardali bene Fabiano, guardali e guarda il vuoto che sei te. Pensa che nell’ultima settimane non hai fatto altro che mangiare, dormire e svuotarti testa e anima sui grafici che hai davanti. Guardali i ragazzi abbracciati, guardali gli innamorati che passeggiano sul lungomare. Guardali e renditi conto che stai continuando a buttare via la tua vita, seduto accanto al tuo capo che non vuoi ascoltare e ai grafici che non riesci a capire.

Poi la gente si stupisce quando gli dico che quello che faccio non serve a niente, che una laurea in fisica e una in oceanografia non servono proprio a niente, le ore passate a studiare, l’impegno, il mito vuoto della carriera, della sicurezza economica, della riuscita… la gente rimane interdetta quando gli dico che ho perso tutte le illusioni, si stupisce quando gli dico che questo è puro fallimento. L’unica cosa che vorrei è una di queste ragazze che camminano qui davanti a me, così vicine e così irraggiungibili, la magia di quando abbracci una persona e credi di essere innamorato.

Ma non vi preoccupate, ormai ci sono abituato. Volevo solo parlarvi dei colori della sera, ma è stato inevitabile vedermi riflesso in tutte quelle sfumature, e mi son fatto prender la mano, dicendo le cose che nessuno vorrebbe sentire. Vado a risalire i 562 gradini che mi portano verso il letto.

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