Nov 11 2007
La cava di sabbia di Puiselet
Mi sveglio un po’ troppo presto e fuori è ancora buio.
Accendo un po’ di musica per svegliarmi, e inizio a scaldare l’acqua per il the. The affumicato Lapsang Souchong, che ora so scrivere correttamente in pinyin: zhèngshān xiǎozhǒng. Lo faccio leggero e bollente, preriscaldando il thermos, in modo che resti caldo tutta la giornata. Nel frattempo cerco per almeno mezzora la mia lampada frontale. Nei cassetti, nell’armadio, negli zaini, nelle scatole di cartone sotto il letto. L’ultima volta l’ho utilizzata in Romania arrampicandomi su per le torri fortificate delle cittadelle Sassoni, ma non mi ricordo assolutamente dove l’ho lasciata. Mi toccherà utilizzare la vecchia lampada ad acetilene di Adrien, che è pesante e va tenuta in mano tutto il tempo. Ultima verifica che macchina fotografica, batterie, treppiede siano in ordine e ognuno dentro i suoi sacchetti protettivi. Scarpe da trekking ai piedi e giacca da sci, che preferisco sudare che patire il freddo.
Prendo il treno a le Guichet, in modo da comprarmi una baguette strada facendo, che mi sono portato dietro un po’ di prosciutto italiano. È croccante e appena uscita dal forno, la metto via a malincuore. A Bourg la Reine aspetto un po’ perché sono in anticipo, poi finalmente appena arrivano Adrien e Celia ci spostiamo alla Gare de Lyon. Bisogna andare fino a Nemours, a più di un’ora da Parigi e fuori dalla zona tariffaria della mia Carte Orange. So che non posso prendere un biglietto che completi unicamente il tragitto, dovrei prenderne uno dalla Gare de Lyon e sono delle belle salacche. Rischio, che sui treni urbani non ci son tantissimi controlli, questa settimana mi hanno già chiesto il biglietto un paio di volte sulla Rer B, statisticamente dovrei essere a posto.
Il treno traversa la periferia senza fine di Paris, le zone industriali, le villette stipate una accanto all’altra a perdita d’occhio, i piccoli condomini delle aree residenziali, più ricchi, ordinati e piccolo-borghesi degli HLM (Habitation à Loyer Modéré), ma ugualmente tristi. È un giorno grigio e vagamente nebbioso, con poca luce, così tipico degli inverni della Francia del nord. Solite chiacchiere su fotografia, mostre, cucina, progetti. Un paio di telefonate per avvertire qualche amico che andiamo sotto terra e li richiamiamo la sera stessa se è tutto ok. Il treno viaggia veloce, senza fare nessuna fermata, fino a quando non esce dagli agglomerati urbani ed entra in piena campagna, fermandosi in piccoli paesi dalle case di pietra dai tetti a punta. Sulla linea si vedono le prime imprese per lo sfruttamento della sabbia, con grandi mucchi bianchissimi perfettamente conici. Mancano meno di un paio di fermate quando due persone salgono le scale per il secondo piano del vagone.
-Controllo dei biglietti, prego.
E merda. Solo qualche mese fa mi son beccato una bella multa a Les Halles, nonostante questa rimango in vantaggio, ma se oggi ne becco un’altra mi tocca saltare le barriere per i prossimi due mesi per tornare in pari. Passo comunque con nonchalance la mia Carte Orange, il tipo la infila nella macchinetta e me la rende. Non so bene per quale magia, distrazione o errore non si è accorto che ero fuori zona massima, ma tanto meglio.
Alla stazione ci raggiungono una decina di amici di Adrien e ci spostiamo fino a Puiselet. Lasciamo le macchine in un boschetto, accanto ad un campo dove cinque o sei cavalli ci galoppano incontro, sperando che gli stiamo portiamo un po’ di mangime. Il sentiero che porta alla cava passa accanto ad una pista di motocross gestita da quello che è il proprietario di tutto il terreno, e quindi anche responsabile del sottosuolo e di ogni danno arrecato a chi visita la cava. Naturalmente non è un gran che felice delle visite ai tunnel e gira la leggenda che se si rende conto che c’è gente nella cava spacca tutte le macchine che trova parcheggiate sulla sua proprietà, ma non so se è vero o una leggenda dei catafili. In ogni caso per non farci vedere passiamo per il bosco, con gran piacere del sottoscritto, a respirare un po’ il profumo dei funghi dopo tutti questi mesi di città, calpestare le foglie secche e il sottilissimo strato di humus che copre la sabbia bianchissima in cui affondano i miei scarponcini. Il GPS di Adrien fatica a trovare la costellazione di satelliti, quindi giriamo un po’ in tondo fino a trovare le rocce sotto alle quali c’è l’ingresso.
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