Nov 11 2007

La cava di sabbia di Puiselet

Published by admin at 17:39 under Racconti, Viaggi

Adrien a Puiselet
Adrien, un grande amante dei sotterranei, delle miniere abbandonate e dell’archeologia industriale.

Verifichiamo le lampade, hanno tutti una frontale e io e Adrien siamo gli unici con l’acetilene. Riempo la vecchia lampada d’acqua, cercando di non pensare che l’ultima volta che ho sentito questo odore ho passato la giornata a sgusciare per i cunicoli di una grotta del veneto, larghi appena appena per passare, sempre accanto a quella che credevo fosse la donna della mia vita, uno degli ultimi giorni che l’ho vista. Uno riesce a tenere a bada i ricordi, far finta di niente, tirare avanti come se niente fosse, ma gli odori, che siano di una madelaine o dell’acetilene, stringono spesso un nodo nella linea del tempo, riportandoti nel passato.
Sulla piantina della cava sono segnati tre ingressi-uscite e un punto di solo ingresso, dove deve esserci uno scivolo che impedisce di risalire. Tutti prendono l’ingresso semplice, ma io mi faccio accompagnare da Guillaume per dare un’occhiata allo scivolo. Rispetto all’ingresso principale, da cui si può entrare stando quasi in piedi, c’è da strisciare nella sabbia trascinandosi sui gomiti per una ventina di metri, sotto una lastra bassa bassa. Mi aspettavo un pozzo parecchio profondo di sabbia che frana, dove non mi sarei messo volentieri per paura che si occluda, invece c’è un piccolo scivolo di sabbia molto dura e compatta, quasi roccia, praticamente verticale. Impossibile scivolare, bisogna saltare, ma saranno si e no tre metri, la sabbia sotto ha l’aria morbida e soffice, quindi fin troppo facile.

Gli altri ci raggiungono quasi subito e iniziamo ad addentrarci nelle gallerie. La cava di sabbia di Puiselet è un complesso con qualche chilometro di tunnel labirintici, che si incrociano in tutte le direzioni, grosse sale vuote, spezzoni senza uscita, in quella struttura tipica che alterna vuoto e pieno che massimizza la quantità di materiale estratto. È comunque molto facile orientarsi, perché le sale sono tutte diverse fra loro, si trovano spesso frammenti di rotai, carrelli, sculture, consolidazioni che sono perfettamente indicate sulla piantina. Inoltre è possibile seguire molti percorsi per arrivare nello stesso punto, cosa che permette di raggiungere una delle diverse uscite anche i caso di un eventuale crollo che chiuda la strada seguita.

Le gallerie sono tutte bianche, immacolate. Pochissime scritte, visto che i muri sono di sabbia gli interventi di vandalismo non durano tantissimo. Pochissima spazzatura, solo qualche resto di candela qua e là e qualche bottiglia abbandonata. Vista la facilità con cui si possono lasciare segni nei blocchi di sabbia, sono frequenti invece le nicchie, le panche, le scritte in bassorilievo e le sculture, quest’ultime il più delle volte falliche o pornografiche.

Cava di sabbia
Tutti insieme attorno alla luce, contro l’umidità, il freddo, il buio e il silenzio del mondo sotterraneo.

Il cielo è costituito da uno strato di sabbia più duro, dove in genere sono ancora visibili i colpi di pala di chi ha scavato le gallerie. Ogni tanto si trova a terra qualche blocco che si è staccato, ma fortunatamente sono abbastanza rari, cosa rassicurante visto che Adrien è l’unico a portare un casco. Crepe e scollamenti del cielo sembrano rari. Le pareti invece sono più morbide, in certi posti solo dei semplici mucchi di sabbia. Spesso i granelli cadendo formano delle strutture verticali che ricordano dei modellini di grandi città, grattacieli di metropoli moderne o a volte colline fortifichiate di cittadelle medioevali, in ogni caso molto suggestive.

Relativamente spesso si incontrano infiltrazioni d’acqua. Queste producono file di piccoli crateri nei punti di caduta delle gocce, che hanno scavato la sabbia formando un buco cilindrico riempito d’acqua. Visto che i diametri sono tutti diversi, ogni buco produce un suono distinto, molto bello da ascoltare. In altri punti invece le infiltrazioni d’acqua hanno depositato uno strato più duro sulla sabbia, formando delle protostalagmiti.

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