Archive for the 'Racconti' Category

Nov 11 2007

La cava di sabbia di Puiselet

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La cava di sabbia di Puiselet
Seduti attorno alle lampade nella cava di sabbia di Puiselet.

Mi sveglio un po’ troppo presto e fuori è ancora buio.

Accendo un po’ di musica per svegliarmi, e inizio a scaldare l’acqua per il the. The affumicato Lapsang Souchong, che ora so scrivere correttamente in pinyin: zhèngshān xiǎozhǒng. Lo faccio leggero e bollente, preriscaldando il thermos, in modo che resti caldo tutta la giornata. Nel frattempo cerco per almeno mezzora la mia lampada frontale. Nei cassetti, nell’armadio, negli zaini, nelle scatole di cartone sotto il letto. L’ultima volta l’ho utilizzata in Romania arrampicandomi su per le torri fortificate delle cittadelle Sassoni, ma non mi ricordo assolutamente dove l’ho lasciata. Mi toccherà utilizzare la vecchia lampada ad acetilene di Adrien, che è pesante e va tenuta in mano tutto il tempo. Ultima verifica che macchina fotografica, batterie, treppiede siano in ordine e ognuno dentro i suoi sacchetti protettivi. Scarpe da trekking ai piedi e giacca da sci, che preferisco sudare che patire il freddo.

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Aug 25 2006

Sottile, come i colori della sera

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Dopo la giornata passata in laboratorio Daniele mi propone di continuare a parlare in un bar “così prendiamo un po’ d’aria. In genere non mi piace questa cosa come nei film, con la gente che studia in un caffè, troppe distrazioni e costa caro. Infatti ci lascio 10 euro, e con 10 euro ci mangio almeno 2 o 3 giorni, pranzo e cena. Risparmiando al massimo per poter cambiare vita il prossimo anno, sforzandomi di non spendere, 10 euro buttati così fanno male.
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Jun 11 2006

Tira la cinghia

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Mi aggiro per i corridoi, con il mio cestino vuoto sotto braccio. Non so bene cosa prendere. Il supermercato è come al solito pieno, casalinghe troppo grasse si fermano in mezzo al corridoio col carrello in diagonale, e si spostano a malapena se domandi permesso. C’è una luce piatta, di neon, senza ombre. Tutto è illuminato e chiaro, come in una fotografia oggettivista. Le donne riempono immensi carrelli di spesa, sempre più pieni, fin sopra gli orli stessi del carrello, ammonticchiando verdure, carne, pesce, lattine, conserve, pannolini, saponi.

Sono a risparmio stretto, compro il minimo indispensabile. Il meno caro, il miglior rapporto fra volume calorie sapore da una parte e prezzo dall’altra. Tiro la cinghia più che posso, se ci sono 5 centesimi di differenza prendo il meno caro.
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Jun 05 2006

La festa della Madonna dell’avvocata

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Il mio vecchio cellulare si mette a suonare con il suo bip così fastidioso. Del resto è ottimo: perfettamente efficace per buttarti giù dal letto. Il primo impulso è di girarsi dall’altra parte e richiudere gli occhi. Sono stanco e ho sonno. Mi son rigirato tutta la notte fra le lenzuola faticando a prender sonno, pensando a quello che sono e che avrei dovuto essere, a tutto quello che vorrei fare e poi non faccio mai. Mi rivengono in mente le parole di Lola. Sei sempre il solito coglione, “chi ha tempo non aspetti tempo”. Ma che te frega è un gioco, statte calmo. Non ci pensare, rilassati e goditi la vita, quello che viene viene e basta.
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Apr 06 2006

Le smorfie del mondo nero

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Cammino per le strade, come perso in un sogno. La città è nera, quasi quanto la mia anima. Mi fanno male gli occhi. Le persone e i vicoli scuri sfumano attorno a me. Dove sono? Mi gira la testa, ho la nausea. Cosa faccio qui? Vado avanti alla cieca, la testa bassa, il corpo contratto.

Piove.

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Oct 13 2005

Prego, cerchi il modulo a43 per il timbro B21 e torni nell’ufficio 7 che le spiegamo come continuare

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Scendo giù per le belle scalinate del Petraio, che già son familiari, ma niente perdono del loro fascino che riscopro sempre nuovo nel primo sole di ogni mattino. Funicolare centrale e -ormai mi oriento- in qualche minuto sono al molo Beverello. Ancora una volta spacco il minuto.

Mi faccio un paio di volte un girello attorno ai due baracchini dei bar, non so se farmi una colazione o aspettare Daniele, mi studio pigramente Castel Nuovo, lasciandomi intossicare dagli scarichi di moto, motine, vespe, motorette, pullman, macchine e camion che rombano su e giù per la Marina. Mi leggo gli orari delle barche, non si sa mai, squadro le ragazze che passano, e poi mi decido a leggiucchiare la biografia su Bernard Faucon che fortunatamente ho in borsa, che presagivo il pacco: Daniele infatti arriva con quasi due ore di ritardo.
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Oct 10 2005

I primi passi e una vecchia storia d’amore

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Mi sveglio presto, e le nuvole sul golfo sono state portate via dalla notte come i cattivi pensieri, un sole nuovo tinge di rosa e azzurri l’isola e le coste, il mare è piatto e tranquillo, qualche nave in rada.

Mi faccio una bella passeggiata per il quartiere, scendo mollemente verso la stazione zoologica, ma lasciandomi tentare dagli angoli e le strade, girando tranquillemente intorno, giusto per approfittare del sole caldo che mi scalda il viso, le belle case di via Palizzi, che scendono verso il mare, fra sole, fiori e eleganza. Poi qualche stradetta umida e scura, dalle lunghe scalinate ripide, un vociare nelle case in dialetto stretto, i soliti panni stesi che ricoprono le facciate delle case e attraversano le strade, su in alto sulle teste, un profumo di dolci e cibo, caldo e avvolgente.

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Oct 08 2005

Arrivo a Napoli: la mia casa è nei nuovi orizzonti

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L’aria è umida, una nebbia appena accennata, che conosco così bene, l’impronta netta dell’autunno parigino, che sfuma case e strade, avvolge gli alberi che si spogliano in un tocco di malinconia.

- I giorni tristi sono tutti nebbiosi…

Dice Ana, ma io non ci credo e la nebbia mi piace. Ieri sera, l’ultima passeggiata a St. Michel, quest’aria quasi nataliza, come se andassi in giro con Brian per compere, cercando dolci e regali, alla Tachen il noto fotografo Araki mi firma un libro disegnandoci un grosso cazzo e ride dietro i suoi occhialini neri serrandomi la mano, in un gesto perfettamente stereotipato, perfettamente giapponese e perfettamente pervertito. Sarebbe sicuramente piaciuto al filosofo, il carissimo Peppe Conti. Uno sguardo fugace al Pont des Artes, ed è inevitabile, il riaffiorare alla memoria di tutti i piccoli trascorsi, le passeggiate, gli incontri, le fotografie fatte ad ogni angolo di strada. È inevitabile ripercorrere con la mente ogni momento, cose dimenticate, ma solo coperte da un telo bianco che si impolvera e che ci vuole un nonnula per farlo volare via, e riportarle agli occhi, con un sorriso e un poco un nodo al petto. E cenare nell’affollatissimo ristorante giapponese dove andiamo sempre, dietro al bancone, con i cuochi che sfiammeggiano nella loro cucina, più simile al gioco degli dei con gli elementi che ad una padella col soffritto: io mi prendo la mia zuppa preferita di porco e calamari, con un bicchierone di saté caldo che mi va subito alla testa, e all’uscita sono un po’ alterato.
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Mar 16 2005

Quell’aria nuova e chiara

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Una luce calda e dolce cieli limpidi e profondi che sembrano lo specchio della tua felicità un sole che avevi dimenticato che ti rinasce in petto e in mezzo agli occhi l’odore dell’aria ritrovato quest’aria di primavera e estate e storie bellissime le ragazze che vanno in giro scollate e ti eri scordato di quel nodo che ti chiudono in gola Parigi che è un amante bellissima in questa stagione mi chiama ad ogni momento con le sue mille promesse e infinite opportunità per donarmi la primavera.

Mi manchi.

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Mar 27 2002

La manifestazione contro Berlusconi

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Sveglia alle cinque.

Ancora buio, se non quell’inizio di luce ad oriente, che gradualmente tinge il cielo blu scuro dei colori tenui dell’alba. Avevo freddo nella mia giacca di jeans, la felpa vecchia col cappuccio e i miei pantaloni larghi. Mezzo addormentato fino alla stazione, poi ti trovi tutto infreddolito nella sala d’aspetto, che già vedi altre persone che di sicuro vanno alla manifestazione, con Il Manifesto in mano o i fazzoletti rossi al collo e un sorriso nello sguardo che indovini essere il tuo, l’eccitazione del viaggio a Roma, della politica, della protesta, del ritrovarsi insieme, animati dalla stessa intenzione, dalla stessa voglia di vivere.
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