<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>

<channel>
	<title>Acquarelli e Acquemarine</title>
	<atom:link href="http://blog.busdraghi.net/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.busdraghi.net</link>
	<description>Racconti, riflessioni, impressioni e parole di Fabiano Busdraghi</description>
	<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 22:10:23 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.5.1</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>Huifang cai</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2008/06/huifang-cai/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2008/06/huifang-cai/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 22:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/?p=25</guid>
		<description><![CDATA[Anche oggi ho imparato una nuova ricetta cinese e inizio a pensare che se non le annoto finirò per dimenticarmele o mischiarle fra loro. È stata Huifang a insegnarmi e visto che non era in grado di dirmi il nome della ricetta la chiamerò come lei. È un ottimo piatto di verdure, semplice, leggero e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche oggi ho imparato una nuova ricetta cinese e inizio a pensare che se non le annoto finirò per dimenticarmele o mischiarle fra loro. È stata Huifang a insegnarmi e visto che non era in grado di dirmi il nome della ricetta la chiamerò come lei. È un ottimo piatto di verdure, semplice, leggero e veloce da preparare, con un ottimo sapore di olio di sesamo e il doufu pi, che per un occidentale è abbastanza curiosa come cosa.</p>
<p> &nbsp;</p>
<p><i>Ingredienti</i><br />
Doufu pi (Pelle di tofu secca)<br />
5 foglie di Da bai cai (cavolo cinese)<br />
2 uova<br />
germogli di soya<br />
Xian you (olio di sesamo)</p>
<p> &nbsp;</p>
<p><i>Preparazione</i><br />
Mettere a bagno in acqua fredda un po&#8217; di doufu pi e lasciarla ammorbidire per una decina di minuti. Nel frattempo lavare e tagliare le fette di da bai cai. Saltare in padella con poco olio il doufu pi, dopo qualche minuto aggiungere il da bai cai, quando è morbido i germogli di soya. Salare. Aggiungere le uova sbattute e a questo punto mescolare appena appena fino a che non si rapprendono ma senza rompere eccessivamente i pezzi. Condire con abbondante Xian you.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2008/06/huifang-cai/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La cava di sabbia di Puiselet</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2007/11/la-cava-di-sabbia-di-puiselet/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2007/11/la-cava-di-sabbia-di-puiselet/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Nov 2007 16:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/2007/11/la-cava-di-sabbia-di-puiselet/</guid>
		<description><![CDATA[
Seduti attorno alle lampade nella cava di sabbia di Puiselet.

Mi sveglio un po&#8217; troppo presto e fuori è ancora buio.
Accendo un po&#8217; di musica per svegliarmi, e inizio a scaldare l&#8217;acqua per il the. The affumicato Lapsang Souchong, che ora so scrivere correttamente in pinyin: zhèngshān xiǎozhǒng. Lo faccio leggero e bollente, preriscaldando il thermos, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imageframe imgalignleft" style="width:280px;"><a href="http://blog.busdraghi.net/wp-content/uploads/2007/11/carriere_puiselet4.jpg" class="thickbox" title="La cava di sabbia di Puiselet"><img src="http://blog.busdraghi.net/wp-content/uploads/2007/11/carriere_puiselet4.thumbnail.jpg" width="280" height="186" alt="La cava di sabbia di Puiselet" /></a>
<div class="imagecaption">Seduti attorno alle lampade nella cava di sabbia di Puiselet.</div>
</div>
<p>Mi sveglio un po&#8217; troppo presto e fuori è ancora buio.</p>
<p>Accendo un po&#8217; di musica per svegliarmi, e inizio a scaldare l&#8217;acqua per il the. The affumicato Lapsang Souchong, che ora so scrivere correttamente in pinyin: zhèngshān xiǎozhǒng. Lo faccio leggero e bollente, preriscaldando il thermos, in modo che resti caldo tutta la giornata. Nel frattempo cerco per almeno mezzora la mia lampada frontale. Nei cassetti, nell&#8217;armadio, negli zaini, nelle scatole di cartone sotto il letto. L&#8217;ultima volta l&#8217;ho utilizzata in Romania arrampicandomi su per le torri fortificate delle cittadelle Sassoni, ma non mi ricordo assolutamente dove l&#8217;ho lasciata. Mi toccherà utilizzare la vecchia lampada ad acetilene di Adrien, che è pesante e va tenuta in mano tutto il tempo. Ultima verifica che macchina fotografica, batterie, treppiede siano in ordine e ognuno dentro i suoi sacchetti protettivi. Scarpe da trekking ai piedi e giacca da sci, che preferisco sudare che patire il freddo.</p>
<p><span id="more-3"></span>Prendo il treno a le Guichet, in modo da comprarmi una baguette strada facendo, che mi sono portato dietro un po&#8217; di prosciutto italiano. È croccante e appena uscita dal forno, la metto via a malincuore. A Bourg la Reine aspetto un po&#8217; perché sono in anticipo, poi finalmente appena arrivano Adrien e Celia ci spostiamo alla Gare de Lyon. Bisogna andare fino a Nemours, a più di un&#8217;ora da Parigi e fuori dalla zona tariffaria della mia Carte Orange. So che non posso prendere un biglietto che completi unicamente il tragitto, dovrei prenderne uno dalla Gare de Lyon e sono delle belle salacche. Rischio, che sui treni urbani non ci son tantissimi controlli, questa settimana mi hanno già chiesto il biglietto un paio di volte sulla Rer B, statisticamente dovrei essere a posto.</p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:500px;"><a href="http://blog.busdraghi.net/wp-content/uploads/2007/11/carriere_de_sable_du_puiselet.jpg" class="thickbox" title="La grande salle"><img src="http://blog.busdraghi.net/wp-content/uploads/2007/11/carriere_de_sable_du_puiselet.thumbnail.jpg" width="500" height="211" alt="La grande salle" /></a>
<div class="imagecaption">La grande sala della cava di Puiselet, con decine e decine di candele illuminate, si trasforma in un luogo che esce dritto dalla fantasia.</div>
</div>
</div>
<p>Il treno traversa la periferia senza fine di Paris, le zone industriali, le villette stipate una accanto all&#8217;altra a perdita d&#8217;occhio, i piccoli condomini delle aree residenziali, più ricchi, ordinati e piccolo-borghesi degli HLM (Habitation à Loyer Modéré), ma ugualmente tristi. È un giorno grigio e vagamente nebbioso, con poca luce, così tipico  degli inverni della Francia del nord. Solite chiacchiere su fotografia, mostre, cucina, progetti. Un paio di telefonate per avvertire qualche amico che andiamo sotto terra e li richiamiamo la sera stessa se è tutto ok. Il treno viaggia veloce, senza fare nessuna fermata, fino a quando non esce dagli agglomerati urbani ed entra in piena campagna, fermandosi in piccoli paesi dalle case di pietra dai tetti a punta. Sulla linea si vedono le prime imprese per lo sfruttamento della sabbia, con grandi mucchi bianchissimi perfettamente conici. Mancano meno di un paio di fermate quando due persone salgono le scale per il secondo piano del vagone.</p>
<p>-Controllo dei biglietti, prego.</p>
<p>E merda. Solo qualche mese fa mi son beccato una bella multa a Les Halles, nonostante questa rimango in vantaggio, ma se oggi ne becco un&#8217;altra mi tocca saltare le barriere per i prossimi due mesi per tornare in pari. Passo comunque con nonchalance la mia Carte Orange, il tipo la infila nella macchinetta e me la rende. Non so bene per quale magia, distrazione o errore non si è accorto che ero fuori zona massima, ma tanto meglio.</p>
<div class="imageframe imgalignright" style="width:280px;"><a href="http://blog.busdraghi.net/wp-content/uploads/2007/11/carriere_puiselet2.jpg" class="thickbox" title="Le candele sulla sabbia"><img src="http://blog.busdraghi.net/wp-content/uploads/2007/11/carriere_puiselet2.thumbnail.jpg" width="280" height="186" alt="Le candele sulla sabbia" /></a>
<div class="imagecaption">Le candele accese nella Grande Sala della cava, brillanto conficcate nella sabbia bianca.</div>
</div>
<p>Alla stazione ci raggiungono una decina di amici di Adrien e ci spostiamo fino a Puiselet. Lasciamo le macchine in un boschetto, accanto ad un campo dove cinque o sei cavalli ci galoppano incontro, sperando che gli stiamo portiamo un po&#8217; di mangime. Il sentiero che porta alla cava passa accanto ad una pista di motocross gestita da quello che è il proprietario di tutto il terreno, e quindi anche responsabile del sottosuolo e di ogni danno arrecato a chi visita la cava. Naturalmente non è un gran che felice delle visite ai tunnel e gira la leggenda che se si rende conto che c&#8217;è gente nella cava spacca tutte le macchine che trova parcheggiate sulla sua proprietà, ma non so se è vero o una leggenda dei catafili. In ogni caso per non farci vedere passiamo per il bosco, con gran piacere del sottoscritto, a respirare un po&#8217; il profumo dei funghi dopo tutti questi mesi di città, calpestare le foglie secche e il sottilissimo strato di humus che copre la sabbia bianchissima in cui affondano i miei scarponcini. Il GPS di Adrien fatica a trovare la costellazione di satelliti, quindi giriamo un po&#8217; in tondo fino a trovare le rocce sotto alle quali c&#8217;è l&#8217;ingresso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2007/11/la-cava-di-sabbia-di-puiselet/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>È tornato l&#8217;autunno</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2007/11/e-tornato-lautunno/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2007/11/e-tornato-lautunno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2007 08:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Versi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/2007/11/e-tornato-lautunno/</guid>
		<description><![CDATA[Senti il profumo della legna
che brucia nei camini
l&#8217;aria fredda contro il viso
che ti ghiaccia l&#8217;anima.
 &#160;
È tornato l&#8217;autunno.
 &#160;
Come allora
le finestre delle case
son tutte illuminate
ma la strada è buia e silenziosa.
Gli anni miei migliori
son tutti già passati
ancora non ho fiori da baciare
come allora quello che aspetto
verrà sempre il giorno dopo.
 &#160;
Inutile porre fine a questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Senti il profumo della legna<br />
che brucia nei camini<br />
l&#8217;aria fredda contro il viso<br />
che ti ghiaccia l&#8217;anima.</p>
<p> &nbsp;</p>
<p>È tornato l&#8217;autunno.</p>
<p> &nbsp;</p>
<p>Come allora<br />
le finestre delle case<br />
son tutte illuminate<br />
ma la strada è buia e silenziosa.<br />
Gli anni miei migliori<br />
son tutti già passati<br />
ancora non ho fiori da baciare<br />
come allora quello che aspetto<br />
verrà sempre il giorno dopo.</p>
<p> &nbsp;</p>
<p>Inutile porre fine a questa vita<br />
vivere<br />
è già morire.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2007/11/e-tornato-lautunno/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Sottile, come i colori della sera</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2006/08/sottile-come-i-colori-della-sera/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2006/08/sottile-come-i-colori-della-sera/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2006 21:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/2006/08/sottile-come-i-colori-della-sera/</guid>
		<description><![CDATA[Dopo la giornata passata in laboratorio Daniele mi propone di continuare a parlare in un bar &#8220;così prendiamo un po&#8217; d&#8217;aria. In genere non mi piace questa cosa come nei film, con la gente che studia in un caffè, troppe distrazioni e costa caro. Infatti ci lascio 10 euro, e con 10 euro ci mangio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la giornata passata in laboratorio Daniele mi propone di continuare a parlare in un bar &#8220;così prendiamo un po&#8217; d&#8217;aria. In genere non mi piace questa cosa come nei film, con la gente che studia in un caffè, troppe distrazioni e costa caro. Infatti ci lascio 10 euro, e con 10 euro ci mangio almeno 2 o 3 giorni, pranzo e cena. Risparmiando al massimo per poter cambiare vita il prossimo anno, sforzandomi di non spendere, 10 euro buttati così fanno male.<br />
<span id="more-20"></span></p>
<p>Daniele è bravo e gentile, ma non può fare a meno di essere deluso nel rendersi conto che dal mese scorso ho avanzato pochissimo, che mi ci sono volute settimane per fare quello che si sperava di poter fare in un giorno. Ma che ci devo fare, mica è colpa mia se sto soggetto è una grandissima cagata. Il risultato poi è totalmente deprimente, per l&#8217;ennesima volta niente di solido, solo interrogativi, incomprensione, vuoto etereo. Ho dimostrato che tutto quello che speravamo invece è falso, che tutte le ipotesi erano incorrette. Niente di chiaro e lampante, fluttuazioni e basta. &#8220;Preoccupante. Preoccupante&#8221; continua a ripetere Daniele &#8220;devi assolutamente pubblicare entro fine ottobre, ma cosa?&#8221;. Già, fissatevi che devo pubblicare, ma sarebbe il caso di far funzionare questa maledetta ricerca, non è che posso scrivere un articolo se niente funziona. Non gliene voglio, Daniele è molto bravo, sono io che oggi sono lontano, lontano. Mi sento svuotato e spento. Non so dove andare, non so come fare a far avanzare questa maledetta ricerca. Non mi ricordo più niente, sono in una bolla vuota.</p>
<p>Il cielo si comincia a tingere dei colori morbidi del tramonto. Oggi doveva esser stata una bella giornata, peccato averla solo intuita dalla mia stanza senza finestre. L&#8217;aria è limpida e si vede netto l&#8217;orizzonte. Le nuvole sono bellissime e commoventi, di tutti i tipi, di tutte le forme e le dimensioni.</p>
<p>Ci sono leggere striature lontane e alte, nuvoloni convettivi tutti gonfi e spumosi, lembi più bassi. Su questo teatro sconfinato di prospettive, distanze e consistenza il sole dipinge a rapide pennellate infinite tonalità di malva e di rosa, così variabili e sottili e fini da fare uno dei tramonti più belli che ho visto negli ultimi mesi. Forse negli ultimi anni.</p>
<p>Se solo avessi una macchina fotografica, se solo potessi inquadrare queste forme cosi&#8217; diverse, se solo potessi catturare un riflesso di questi colori che mi portano le lacrime agli occhi, più infiniti della mia malinconia, se solo potessi sorridere invece di stare qui seduto al tavolino, con tutti i grafici muti sparpagliati davanti, frutto di ore di fatica, inutile come tutto. Non me ne frega più niente di queste stronzate, voglio solo fare fotografia, voglio vivere la vita, ne ho abbastanza delle seghe mentali. Quanta bellezza e quanta assenza nell&#8217;aria.</p>
<p>Scende la sera, e questo incredibile tramonto se ne va, sparendo all&#8217;orizzonte come una donna a cui non hai osato parlare e che perdi per sempre. Lo sai te ne pentirai tutta la vita. L&#8217;interrogatorio si protrae. Ho il vuoto dentro. Non so rispondere, non ho nessuna idea per il futuro. Lunghi silenzi imbarazzanti. &#8220;Devi assolutamente scrivere un articolo entro i prossimi mesi. Devi pensare al programma per il prossimo anno&#8221; mi viene da sorridere, a pensare ai miei programmi. Alle stampe che voglio fare, alle lingue che voglio imparare, alle pagine che voglio scrivere. Questi sono i miei programmi, altro che termodinamica e statistica. Sono in casi come questi che mi ricordo che sono un inetto alla vita peggio di un personaggio sveviano, che sono rimasto quell&#8217;idiota sognatore inutile adolescente che ero, sono questi momenti che mi sussurrano che sono fatto solo per poesia e estetica, e sempre con tanta sottile tristezza, sottile sottile, appena percepibile, sottile come i colori della sera.</p>
<p>Ormai è buio. Sul lungo mare, a un metro dalla terrazza su cui stiamo seduti, camminano abbracciati coppie di innamorati. Le ragazze sembrano bellissime, i corpi giovanissimi perfetti e attraenti, i movimenti eleganti e felini, le curve mortali, il riso cristallino. </p>
<p>Guardali bene Fabiano, guardali e guarda il vuoto che sei te. Pensa che nell&#8217;ultima settimane non hai fatto altro che mangiare, dormire e svuotarti testa e anima sui grafici che hai davanti. Guardali i ragazzi abbracciati, guardali gli innamorati che passeggiano sul lungomare. Guardali e renditi conto che stai continuando a buttare via la tua vita, seduto accanto al tuo capo che non vuoi ascoltare e ai grafici che non riesci a capire. </p>
<p>Poi la gente si stupisce quando gli dico che quello che faccio non serve a niente, che una laurea in fisica e una in oceanografia non servono proprio a niente, le ore passate a studiare, l&#8217;impegno, il mito vuoto della carriera, della sicurezza economica, della riuscita&#8230; la gente rimane interdetta quando gli dico che ho perso tutte le illusioni, si stupisce quando gli dico che questo è puro fallimento. L&#8217;unica cosa che vorrei è una di queste ragazze che camminano qui davanti a me, così vicine e così irraggiungibili, la magia di quando abbracci una persona e credi di essere innamorato.</p>
<p>Ma non vi preoccupate, ormai ci sono abituato. Volevo solo parlarvi dei colori della sera, ma è stato inevitabile vedermi riflesso in tutte quelle sfumature, e mi son fatto prender la mano, dicendo le cose che nessuno vorrebbe sentire. Vado a risalire i 562 gradini che mi portano verso il letto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2006/08/sottile-come-i-colori-della-sera/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Tira la cinghia</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2006/06/tira-la-cinghia/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2006/06/tira-la-cinghia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Jun 2006 21:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/2006/06/tira-la-cinghia/</guid>
		<description><![CDATA[Mi aggiro per i corridoi, con il mio cestino vuoto sotto braccio. Non so bene cosa prendere. Il supermercato è come al solito pieno, casalinghe troppo grasse si fermano in mezzo al corridoio col carrello in diagonale, e si spostano a malapena se domandi permesso. C&#8217;è una luce piatta, di neon, senza ombre. Tutto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi aggiro per i corridoi, con il mio cestino vuoto sotto braccio. Non so bene cosa prendere. Il supermercato è come al solito pieno, casalinghe troppo grasse si fermano in mezzo al corridoio col carrello in diagonale, e si spostano a malapena se domandi permesso. C&#8217;è una luce piatta, di neon, senza ombre. Tutto è illuminato e chiaro, come in una fotografia oggettivista. Le donne riempono immensi carrelli di spesa, sempre più pieni, fin sopra gli orli stessi del carrello, ammonticchiando verdure, carne, pesce, lattine, conserve, pannolini, saponi. </p>
<p>Sono a risparmio stretto, compro il minimo indispensabile. Il meno caro, il miglior rapporto fra volume calorie sapore da una parte e prezzo dall&#8217;altra. Tiro la cinghia più che posso, se ci sono 5 centesimi di differenza prendo il meno caro.<br />
<span id="more-19"></span></p>
<p>Io non so bene cosa scegliere. Passo davanti al banco dei formaggi, ma oggi non c&#8217;è nessuna promozione sulla mozzarella. Quando è un po&#8217; vecchia la svendono, è un filo più compatta di quella fresca e con un leggerissimo gusto acido, ma resta decisamente più buona della miglior mozzarella di un supermercato francese. </p>
<p>Mi gira la testa. Quando vengo al supermercato mi viene un calo di zuccheri. Mi si risveglia l&#8217;istinto consumista, la voglia animale di divorare tutto e subito. Compra, compra, compra. Qui tutto è a portata di mano, non devi cacciare, pescare, zappare l&#8217;orto. Come i cani che si ingozzano se gli dai da mangiare, vorrei comprare tutto quello che vedo. </p>
<p>Autodisciplina. Respira. Pensa che ogni centesimo che risparmi è un pezzetto di pellicola che potrai impressionare, è un millimetro quadrato di una stampa, pensa che la testa che ti gira oggi sarà un&#8217;immagine lucida e netta domani, sarà una foto che hai catturato, che hai sottratto a tutto quello che ti succede attorno e manco vedi, a tutto quello che prontamente dimentichi, ogni giorno della tua vita. Pensa che ogni centesimo che risparmi sarà un passo in un paese lontano. Pensa ai mari che potrai solcare, pensa alle persone che incontrerai, cosa vedranno i tuoi occhi attraverso l&#8217;obiettivo della macchina fotografica, la polvere che pesterai con le tue vecchie scarpe, le strade che imboccherai, i profumi e i suoni. Ogni sacrificio che fai oggi, è un giorno in più che potrai far brillare come vuoi, senza tutti gli obblighi che ti incatenanto oggi.</p>
<p>Il banco del pesce oggi è ricchissimo. Le schiene argentate luccicano sotto i neon, le cozze sono di un bel nero brillante, vongole, arselle e tutti i generi di conchiglie da spaghetti ai frutti di mare sono raccolte nei loro sacchi di retino. Gli occhi dei pesci sembrano abbastanza compatti e trasparenti, i calamari hanno la pelle ancora tutta attaccata. Hanno pure i polpetti. Che buoni che sono i polpetti come mi ha insegnato a farli mio zio, mio zio Giulio che gli si può dire tutto, ma non che non è un mago del pesce. Che buoni in padella con la cipolla e cotti nel vino bianco, facendo ritirare piano piano fino a che non viene un sugo denso e saporitissimo\dots Passo avanti, tentennando un poco la testa. </p>
<p>Eppure lo sai bene che bisogna vivere nel presente e non nella speranza del futuro. Lo sai quanto è inutile una vita di rinuncia in nome di quello che verrà e che in realtà non arriva mai. Lo sai benissimo che la vita dionisiaca è quella più ricca di promesse, che ogni volta che lasci stare la forza di volontà, che ti abbandoni al godere ora e adesso, riesci a vivere col sorriso. Sei un essere contraddittorio, predichi l&#8217;ora e pensi al poi, soddisfare i desideri immediati e ti imponi la rinuncia. Ma è proprio questa contraddizione che ti porti dentro, così simile al mondo vero &#8212;che c&#8217;è di più contraddittorio della vita del mondo stesso?&#8212; che mi suggerisce che questa è sicuramente la via più coerente, che grazie alla contraddizione tirerò avanti.</p>
<p>Il banco della carne non mi interessa, solo le salsicce potrebbero farmi venire l&#8217;acquolina in bocca. Vado dritto al corridoio della pasta e faccio scorta di spaghetti, prendendo per sbaglio gli spaghettini, cazzo avevo quasi finito di farli fuori spezzandoli nelle zuppe e ora ne ho comprato un altro kilo, gli spaghetti son buoni belli spessi, altrimenti mica son spaghetti. Pasta GS, che è la meno cara. Vero che la de Cecco è ottima, ma questi del GS mi sembrano come minimo al livello dei Barilla. Centesimo per centesimo a fine mese la differenza si vede.</p>
<p>Speriamo che quando sarà finita questa stronzata di dottorato i sacrifici di oggi avranno un senso. Ma lo so benissimo, non vale la pena, dovrei mandarli tutti affanculo oggi stesso, tornare qui e comprarmi un bel polpo da cucinare come fa mio zio, mio zio Giulio che li fa cotti nel vino&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2006/06/tira-la-cinghia/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La festa della Madonna dell&#8217;avvocata</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2006/06/la-festa-della-madonna-dellavvocata/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2006/06/la-festa-della-madonna-dellavvocata/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 16:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/2006/06/la-festa-della-madonna-dellavvocata/</guid>
		<description><![CDATA[Il mio vecchio cellulare si mette a suonare con il suo bip così fastidioso. Del resto è ottimo: perfettamente efficace per buttarti giù dal letto. Il primo impulso è di girarsi dall&#8217;altra parte e richiudere gli occhi. Sono stanco e ho sonno. Mi son rigirato tutta la notte fra le lenzuola faticando a prender sonno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio vecchio cellulare si mette a suonare con il suo bip così fastidioso. Del resto è ottimo: perfettamente efficace per buttarti giù dal letto. Il primo impulso è di girarsi dall&#8217;altra parte e richiudere gli occhi. Sono stanco e ho sonno. Mi son rigirato tutta la notte fra le lenzuola faticando a prender sonno, pensando a quello che sono e che avrei dovuto essere, a tutto quello che vorrei fare e poi non faccio mai. Mi rivengono in mente le parole di Lola. Sei sempre il solito coglione, &#8220;chi ha tempo non aspetti tempo&#8221;. Ma che te frega è un gioco, statte calmo. Non ci pensare, rilassati e goditi la vita, quello che viene viene e basta.<br />
<span id="more-4"></span><br />
Come tutte le mattine la prima cosa che faccio è andare nudo e scalzo in cucina e guardare il mare attraverso la grande vetrata che da sul golfo. Sono le cinque passate da poco, eppure c&#8217;è gia tantissima luce in cielo, il sole è nascosto da qualche parte dietro il Vesuvio, ma il mattino è inequivocabilmente ben avanti. Accidenti. Penso subito che se vogliamo cogliere tutti i colori di un&#8217; intera giornata, dall&#8217;alba al tramonto, tocca alzarsi ancora prima, alle 4, forse 4:30. Minchia, pensavo che sarebbero bastate le 5. Prendo la macchina e studio un po&#8217; i colori, la luce calda che tinge le nuvole di giallo, il mare azzurro che sembra immobile, un duealberi in rada con un bel riflesso nero dello scafo. Ma faccio in fretta, che devo spicciarmi. Prendo i panini che ho preparato la sera prima, aggiungo un paio di pellicole a 400iso in caso abbia bisogno di tirare un po&#8217; la luce e infilo tutto in borsa. Ci penso un secondo e prendo anche l&#8217;altra om2. Oggi solo foto su pellicola, solo macchine meccaniche. Come ai vecchi tempi, a furia di digitale ho quasi paura di dimenticarmi come si fa a scegliere tempi, diaframmi, messa a fuoco.</p>
<p>Le strade sono deserte, l&#8217;aria finisce di svegliarmi. La città è silenziosa e quieta, cosa piuttosto inedita per Napoli. Il corso mi si presenta sotto una faccia nuova, attraverso senza guardare quello che di solito è un fiume di gas di scarico e motori rombanti. Nemmeno una macchina, incredibile. Taglio per i quartieri, anche loro deserti, se non per un giornalaio che alza la saracinesca del suo baracchino, qualche fornaio con la maglietta e i pantaloni bianchi. Piazza municipio è anche lei deserta. I fumi o le nuvole dietro il Maschio Angioino sono illuminati da una luce bellissima, rivelatrice. Ma è tardi e non voglio perdere il pullman delle 6:30 per Salerno.</p>
<p>La gente bestemmia, ma nessun autobus si ferma sul piazzale. Tutti se la prendono con l&#8217;autista del 6:45 che non ne sa niente. Viaggio senza infamia e senza lode, leggendo Universo di Heinlein che di mattina presto non avevo voglia di spararmi un libro pesante. Devo aspettare una decina di minuti e ne approfitto per fare un giretto per il porto, guardando le barche a vela e facendo lo sforzo di ricordarmi cosa, come e perché. Ho dimenticato quasi tutto di quel poco che sapevo, che peccato. Vedi, quella ha l&#8217;albero lungo, quindi due crocette, perché l&#8217;angolo ottimale fra albero e ponte è di 15 gradi, e in questo modo abbiamo spezzato l&#8217;albero in tre parti e gli angoli sono corretti. Guarda, questa ha un genoa, si vede il motore che arrotola il fiocco attorno allo strallo. Però non riesco a ricordarmi cosa cambia quando lo strallo non arriva in testa d&#8217;albero, bisogna che lo chieda al mi babbo&#8230;</p>
<p>Benedetto arriva in macchina e lo vedo riposato e scattante, beato lui. Cosa preferisci, la camminata comoda in falso piano o le scale che si arrampicano per 900 metri di dislivello? Eddai Benede&#8217;, dobbiamo per forza farci le scale&#8230; Ci fermiamo a comprare un rosso in un alimentari, quel vino sfuso nella bottiglia di vetro con l&#8217;etichetta della ferrarelle e il tappo clippabile di plastica pieghevole. Che bello, come spesso mi cabita da queste parti mi pare di spazzar via gli ultimi 15 anni della mia vita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2006/06/la-festa-della-madonna-dellavvocata/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Le smorfie del mondo nero</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2006/04/le-smorfie-del-mondo-nero/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2006/04/le-smorfie-del-mondo-nero/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2006 22:31:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/2006/04/le-smorfie-del-mondo-nero/</guid>
		<description><![CDATA[Cammino per le strade, come perso in un sogno. La città è nera, quasi quanto la mia anima. Mi fanno male gli occhi. Le persone e i vicoli scuri sfumano attorno a me. Dove sono? Mi gira la testa, ho la nausea. Cosa faccio qui? Vado avanti alla cieca, la testa bassa, il corpo contratto.
Piove.
Nell&#8217;oscurità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cammino per le strade, come perso in un sogno. La città è nera, quasi quanto la mia anima. Mi fanno male gli occhi. Le persone e i vicoli scuri sfumano attorno a me. Dove sono? Mi gira la testa, ho la nausea. Cosa faccio qui? Vado avanti alla cieca, la testa bassa, il corpo contratto.</p>
<p>Piove.</p>
<p><span id="more-17"></span>Nell&#8217;oscurità solo il selciato bagnato luccica sotto i miei piedi. Sagome scure, inquietanti, brulicano attorno a me. Smorfie, solo smorfie che mi guardano maligne. Quell&#8217;uomo gobbo e grasso dallo sguardo cattivo, la sigaretta che pende dalle labbra, mi incrocia con un ghigno. Qualcuno compra chissa cosa ad una bancarella. Ha un naso enorme e storpio, gibboso. Un grassone mi guarda passare stringendo i pugni. Sagome, sagome nere storpie e secche, visi contratti, vecchietti incartapecoriti che sbirciano di sottecchi tutto quello che fai.</p>
<p>Una donna troppo truccata mentre mi passa accanto ride gracchiando come un corvo nero mettendomi nell&#8217;anima un terrore senza scampo. Fuggo via, fuggo via, le roche risa che mi inseguono come una condanna. </p>
<p>Fuggo via ma sono perso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2006/04/le-smorfie-del-mondo-nero/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Non ti riconosco</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2006/03/non-ti-riconosco/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2006/03/non-ti-riconosco/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Mar 2006 22:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Versi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/2006/03/non-ti-riconosco/</guid>
		<description><![CDATA[Pisa
quasi non ti riconosco.
Dove sono le strade bagnate
gli ombrelli
le luci e la notte quieta.
Dove sono finiti gli amici miei
la bicicletta nera
la mia piazza metafisica.
Dov&#8217;è quel ragazzo,
dove sono le illusioni
tutti quei desideri
che non si son avverati mai.
&#160;
Quasi non ti riconosco,
l&#8217;unica cosa che non è invecchiata
è la mia tristezza.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa<br />
quasi non ti riconosco.<br />
Dove sono le strade bagnate<br />
gli ombrelli<br />
le luci e la notte quieta.<br />
Dove sono finiti gli amici miei<br />
la bicicletta nera<br />
la mia piazza metafisica.<br />
Dov&#8217;è quel ragazzo,<br />
dove sono le illusioni<br />
tutti quei desideri<br />
che non si son avverati mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quasi non ti riconosco,<br />
l&#8217;unica cosa che non è invecchiata<br />
è la mia tristezza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2006/03/non-ti-riconosco/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Prego, cerchi il modulo a43 per il timbro B21 e torni nell&#8217;ufficio 7 che le spiegamo come continuare</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2005/10/prego-cerchi-il-modulo-a43-per-il-timbro-b21-e-torni-nellufficio-7-che-le-spiegamo-come-continuare/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2005/10/prego-cerchi-il-modulo-a43-per-il-timbro-b21-e-torni-nellufficio-7-che-le-spiegamo-come-continuare/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2005 21:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/2005/10/prego-cerchi-il-modulo-a43-per-il-timbro-b21-e-torni-nellufficio-7-che-le-spiegamo-come-continuare/</guid>
		<description><![CDATA[Scendo giù per le belle scalinate del Petraio, che già son familiari, ma niente perdono del loro fascino che riscopro sempre nuovo nel primo sole di ogni mattino. Funicolare centrale e -ormai mi oriento- in qualche minuto sono al molo Beverello. Ancora una volta spacco il minuto.
Mi faccio un paio di volte un girello attorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scendo giù per le belle scalinate del Petraio, che già son familiari, ma niente perdono del loro fascino che riscopro sempre nuovo nel primo sole di ogni mattino. Funicolare centrale e -ormai mi oriento- in qualche minuto sono al molo Beverello. Ancora una volta spacco il minuto.</p>
<p>Mi faccio un paio di volte un girello attorno ai due baracchini dei bar, non so se farmi una colazione o aspettare Daniele, mi studio pigramente Castel Nuovo, lasciandomi intossicare dagli scarichi di moto, motine, vespe, motorette, pullman, macchine e camion che rombano su e giù per la Marina. Mi leggo gli orari delle barche, non si sa mai, squadro le ragazze che passano, e poi mi decido a leggiucchiare la biografia su Bernard Faucon che fortunatamente ho in borsa, che presagivo il pacco: Daniele infatti arriva con quasi due ore di ritardo.<br />
<span id="more-18"></span></p>
<p>Gli scrocco un delizioso cappuccio con un&#8217;ottima sfogliatella che mi pare si chiami &#8220;frolla&#8221;, in mano pesa come un piombo di quelli che usano per i tonni, ma ottima anche lei e mi sfama quasi fino a sera. La meta del giorno è l&#8217;uffico dottorandi, che è un anno che cerco di ottenere la firma della cotutela da parte Napoletana e ancora non ho niente in mano.</p>
<p>Già dal settembre 2004 documenti approvati e controfirmati dai relatori ufficiali, comprovati dalla scuola dottorale francese ma soprattutto dall&#8217;università francoitaliana, che facendosi da garante mi aveva assegnato una delle cinque borse di studio che vengono distribuite ogni anno per i progetti di dottorato in cotutela fra Francia e Italia. Poi con l&#8217;università di Napoli casini a non finire. Si manda la convenzione di cotutela firmata dal presidente dell&#8217;università Paris VI e mi rispondono che devo concorrere per il dottorato. &#8220;Ma come, l&#8217;ho già vinto all&#8217;università francoitaliana, ho già un soggetto, un finanziamento, gli accordi fra i laboratori&#8230; vi porto pure i soldi e mi chiedete di concorrere per il dottorato? &#8221; Al che ricevo la brillante risposta che devo &#8220;scendere a Napoli&#8221; per fare un concorso che sarò sicuro a priori di vincere, da passare giusto per le formalità&#8230; in seguito al mio rifiuto categorico e varie peripezie salta fuori che rifiutano la cotutela francese e che ne vogliono scrivere una direttamente loro. Me la mandano ed è praticamente la stessa che aveva mandato Paris VI, ma sorvoliamo, nel mese di aprile gliela rispedisco, sperando di riottenerla firmata entro fine mese per poter usufruire dei 5000 euro che vengono affidati per la mobilità dei dottorandi. Picche, e un bel po&#8217; di soldi sfumati. Inizia invece uno stillicidio infinito, la cotutela che rimane invischiata chissà dove, al che la sollecitiamo e mi chiedono una lettera del relatore italiano, poi ancora nessuno sa niente, investigo e mi rispondono che devo mandare il mio recapito&#8230; e via dicendo. Ogni tre per due la cotutela si bloccava da qualche parte, e nessuno sollecitava niente a nessuno. Naturalmente inviare una lista dei documenti richiesti sarebbe troppo semplice e non permetterebbe di combattere la disoccupazione. Viva l&#8217;Italia.</p>
<p>- Il dottor Doriano?</p>
<p>Un tipo con barba rasa e capelli brizzolati tendenti al giallo, in tinta con il costume. Una certa aria da nobile decaduto, una eleganza dei modi, del gesticolare, nel sorriso malizioso all&#8217;angolo delle labbra.</p>
<p>- Ah&#8230; finalmente lo vedo, il dottor Busdraghi. Perché sa, io nemmeno sapevo chi era questo dottor Busdraghi. Lo vede questo <em>dossierr</em>, lo vede? questo ho dovuto costituirlo pezzo per pezzo, cen-tel-li-na-rlo, mesi e mesi di lavoro, di richieste&#8230; lo vede sono tutti fax, ho dovuto richiederli uno per uno&#8230; si figuri!</p>
<p>Suona il telefono, risposta gentile, ma smorfie e vaffanculo con la mano, come a dire &#8220;ma chi cazzo vuole questo?&#8221;, sguardi di intesa e strizzatine d&#8217;occhio verso di me.</p>
<p>- Dicevamo, dottore, sa perché, glielo spiego, la domanda di cotutela è dovuta passare per la commissione didattica, che però aveva bisogno dell&#8217;autorizazione del capo di istituto, che non poteva essere fatta senza l&#8217;approvazione del presidente del consiglio docenti, che dove intervenire in seguito a&#8230;</p>
<p>Suona il telefono, non capisco bene, ma qualcuno chiede di sapere i nomi dei candidati prima di quando dovrebbe saperli.</p>
<p>- Ha capito dottore? questo vuole fare un inciuccio&#8230; che dicevamo? Si è stata firmata, anche se manca ancora l&#8217;autorizazione del commissario dottorandi, il Magnifico ha apposto la sua firma quindi per quanto riguarda i francesi siamo apposto, però manca ancora questo dettaglio. In seguito è stata inviata all&#8217;usciere, che dovrebbe averla portata al Protocollo per la registrazione, e di nuovo all&#8217;usciere, che dovrebbe averla smistata all&#8217;ufficio posta, per poi inviarla ai francesi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2005/10/prego-cerchi-il-modulo-a43-per-il-timbro-b21-e-torni-nellufficio-7-che-le-spiegamo-come-continuare/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>I primi passi e una vecchia storia d&#8217;amore</title>
		<link>http://blog.busdraghi.net/2005/10/i-primi-passi-e-una-vecchia-storia-damore/</link>
		<comments>http://blog.busdraghi.net/2005/10/i-primi-passi-e-una-vecchia-storia-damore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2005 22:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.busdraghi.net/2005/10/i-primi-passi-e-una-vecchia-storia-damore/</guid>
		<description><![CDATA[Mi sveglio presto, e le nuvole sul golfo sono state portate via dalla notte come i cattivi pensieri, un sole nuovo tinge di rosa e azzurri l&#8217;isola e le coste, il mare è piatto e tranquillo, qualche nave in rada.
Mi faccio una bella passeggiata per il quartiere, scendo mollemente verso la stazione zoologica, ma lasciandomi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sveglio presto, e le nuvole sul golfo sono state portate via dalla notte come i cattivi pensieri, un sole nuovo tinge di rosa e azzurri l&#8217;isola e le coste, il mare è piatto e tranquillo, qualche nave in rada.</p>
<p>Mi faccio una bella passeggiata per il quartiere, scendo mollemente verso la stazione zoologica, ma lasciandomi tentare dagli angoli e le strade, girando tranquillemente intorno, giusto per approfittare del sole caldo che mi scalda il viso, le belle case di via Palizzi, che scendono verso il mare, fra sole, fiori e eleganza. Poi qualche stradetta umida e scura, dalle lunghe scalinate ripide, un vociare nelle case in dialetto stretto, i soliti panni stesi che ricoprono le facciate delle case e attraversano le strade, su in alto sulle teste, un profumo di dolci e cibo, caldo e avvolgente.</p>
<p><span id="more-15"></span>La stazione zoologica è in un posto incantevole. Un giardino lungo e stretto, separato dal mare solo da uno stradone, con una bella villa, totalmente ristrutturata lato mare, e abbastanza decrepita dall&#8217;altro. Non so se è solo la domenica, ma via Caracciolo è chiusa al traffico, allora c&#8217;è tanta gente a passeggio, o in bicicletta, che passa veloce coi pattini sul marciapiede assolato, oppure seduta guardando il mare e leggendo il giornale. </p>
<p>Il mare. Quanto mi è mancato il mare a Paris, quanto ho desiderato vivere in una città in riva al mare. Pare ancora estate, qualcuno prende il sole sugli scogli, qualcuno nuota. Mi siedo anche io, respirando il profumo di iodio tanto noto, il senso di spazi, le promesse di viaggi e avventure, la coscienza delle vite antiche ed epiche di stenti dei pescatori e dei marinai, qualche vela bianca che scivola elegante sulle acque.</p>
<p>Poi su, verso piazza Plebiscito, e tutta via Roma, gettando uno sguardo fascinato ad ogni stradetta del quartiere Spagnolo, oscure e umide, l&#8217;apogeo della Napoli della fantasia, paiono uscite dritte dritte da un&#8217;epoca passata, tutto cio che è stato bonificato dai vari baroni Hausmann qui pare rimasto invariato, pare vedere ancora i nidi del colera e della peste, gli antri fradici e tenebrosi. Ma allo stesso tempo un senso di vita brulicante, gli immancabili lenzuoli ad asciugare, le persone e i mercanti di chissà cosa. Non vedo l&#8217;ora di conoscere qualcuno che mi ci possa portare.</p>
<p>Arrivato in Piazza Dante telefono alla <em>chica</em> spagnola conosciuta su internet con cui avevo appuntamento a mezzogiorno, e sono puntuale spaccando il minuto. Ma lei dice che è fuori Napoli e che mi richiamerà: ha già trovato casa, però il suo padrone ne affita un&#8217;altra. Allora girello ancora, da solo, la bellissima Piazza Bellini, con i suoi sassi antichi e l&#8217;edera che si arrampica rigogliosa sui palazzi, e poi Tribunali e mi viene fame.</p>
<p>Pizza, chiaro, che sono anni che lo aspetto. Uno di questi posti senza pretese, una stanza un po&#8217; spoglia, qualche tavolo e un foglio di carta per tovaglia. Mi pare giusto, è una margherita con bufola. Deliziosa, e devo dire che effettivamente c&#8217;è qualche cosa in più, che nell&#8217;essenzialità ti godi appieno il sapore del pomodoro, la morbidezza della pasta, il profumo del basilico fresco. Bisogna amare le cose semplici e schiette, e davvero tutte le aggiunte solite non mi mancano per nulla. Piccola <em>remarque</em>: una pizza e un&#8217;acqua, comunque seduto, spendo solo sei euro, e venendo da Paris mi pare un mondo meraviglioso.</p>
<p>Giù per una strada sento una voce in spagnolo, mi giro, tre ragazze: due buonissime e una bruttona. Ed è un attimo iniziare a chiacchierare, tecosafai dadovevieni, e andare in giro a comperare frutta e verdura, che sono le due passate ma naturalmente non hanno ancora mangiato, e poi mi invitano a casa loro, che vedo com&#8217;è vivere nel centro storico. Una straduzza di queste strettissime, una porta e una scala scalcinata. La casa e l&#8217;immobile mi ricordano certe case antiche, vecchie e putride che ho visitato a Pisa, ma portate all&#8217;apoteosi. Finestre piccole e comunque scure, corti strette profonde, accavallarsi di balconi. Le mattonelle del bagno che vengono via e lo sciaquone che non funziona, però ancora una volta un certo fascino indiscutibile e poi la casa è indubbiamente molto più grande di tutte quelle che conosco a Parigi, ampie camere, una doppia e l&#8217;altra che potrebbe esserlo, una grande cucina col tavolo, 600 euro in tutto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.busdraghi.net/2005/10/i-primi-passi-e-una-vecchia-storia-damore/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
